SHINE!

La notte dei ricercatori in Toscana 27-9-2013


Il Programma completo

La Scuola Normale Superiore di Pisa parteciperà alla Notte dei Ricercatori con numerosi stand he troverete presso gli ExpoScienza di Pisa, Livorno, Lucca, dalle 17:45 alle 21:00.

 

ExpoScienza Livorno

Villa Letizia, via dei Pensieri 60
L’origine, il presente e il futuro dell’Universo
Andrea Ferrara

Inaugurato di recente, il Centro per la Chimica e la Cosmologia Computazionale (4C o “Foresee”) della SNS, vede ricercatori provenienti da tutto il mondo cercare le risposte ad alcune delle domande più antiche che l’uomo si è posto, studiando con i più avanzati mezzi teorici, tecnologici e computazionali l’origine e l’evoluzione del nostro Universo. Per maggiori informazioni clicca qui

ExpoScienza Lucca

Real Collegio, Piazza del Collegio 13

Dallo sviluppo del sistema nervoso alle malattie neurodegenerative

Antonio Cattaneo

Il laboratorio di Biologia della SNS è uno dei centri più avanzati per lo studio del cervello. Studiamo la generazione di neuroni a partire da cellule staminali, i processi alla base dell’invecchiamento, produzione e l’uso di proteine ricombinanti per lo sviluppo di terapie per malattie neurodegenerative quali la malattia di Alzheimer.

 

ExpoScienza Pisa

Centro Espositivo San Michele degli Scalzi, Viale delle Piagge

Grafene, sottile meraviglia< Pasqualantonio Pingue

Quali sono le sue strabilianti proprietà? Sarà il materiale del futuro? Dal fotovoltaico, all’elettronica, all’energia, il grafene promette grandi rivoluzioni. Al laboratorio NEST i ricercatori della SNS, dell’Istituto Nanoscienze del CNR e dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) studiano le speciali proprietà del grafene e le sue applicazioni. Per maggiori informazioni clicca qui e qui.

 

Tra sperimentazione e tutela di lingue minoritarie

Piermarco Bertinetto
Quali meccanismi cerebrali e periferici permettono l’acquisizione del linguaggio da parte di bambini e adulti e il successo della comunicazione umana nei più diversi contesti linguistici e culturali? Come tutelare la diversità linguistica e la conservazione di lingue e dialetti in via di sparizione? Il Laboratorio di Linguistica ‘Giovanni Nencioni’ della SNS si dedica allo studio della complessità culturale e biologica della facoltà del linguaggio. 

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I computer possono imparare la nostra lingua? Possiamo realizzare dei programmi in grado di comprendere ciò che diciamo e scriviamo, tradurre una pagina web o rispondere alle nostre domande? Questi sono solo alcuni degli interrogativi di cui si occupa la linguistica computazionale, un settore di ricerca nuovo e dinamico che applica la matematica e l’informatica allo studio del linguaggio umano, per dare ai computer le conoscenze necessarie a comprenderlo ed usarlo come noi.

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In occasione dell’edizione 2013 di SHINE! – Notte dei ricercatori in Toscana, presso l’Expo Scienza nel Centro Espositivo SMS di Pisa, il Laboratorio di Linguistica Computazionale (Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa) mostrerà come si può rappresentare il significato delle parole per permettere a un computer di “capirle”. Il vocabolario dell’italiano e dell’inglese viene trasformato in uno spazio di parole connesse tra di loro. Possiamo così navigare attraverso le parole di una lingua, magari scoprendo associazioni a prima vista impensate. La cosa straordinaria è che questi spazi sono costruiti automaticamente dai computer, semplicemente attraverso l’analisi statistica di come le parole sono usate nei testi di una lingua. Nello stand del Laboratorio sarà anche possibile conoscere i personaggi politici e le personalità del mondo dello spettacolo analizzando con il computer il loro modo di parlare. Le somiglianze e le differenze tra di essi emergeranno dagli spazi delle loro parole, perché alla fine tutti noi siamo ciò che diciamo.

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Alessandro Lenci
Laboratorio di Linguistica Computazionale, Università di Pisa

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Siena_Convento S.DomenicoNei giardini, nei conventi e negli orti di Siena è nascosto un vigneto nel quale si sono conservate nei secoli varietà e tecniche di coltivazione ormai quasi scomparse. Il periodo della vendemmia è quello giusto per visitarle! Il 27 settembre, in occasione di SHINE! – la notte dei Ricercatori, sarà possibile scoprire i Senarum Vinea, le Vigne di Siena, guidati dai ricercatori dell’Università di Siena e dai QR Code dell’eno-trekking interattivo, scoprendone alcuni aspetti molto interessanti.

La città e la campagna non hanno avuto sviluppi ed evoluzioni distinte; adottando un termine mutuato dalle scienze naturali si potrebbe dire che esse si siano co-evolute, talvolta fondendosi e in alcuni casi separandosi. È successo così nei secoli che quello che era campagna sia stato inglobato nella città e quindi che un elemento tipicamente rurale si sia per così dire “urbanizzato”.

Quello che è successo a molti orti, giardini e campi che vediamo spesso sorprendentemente circondati all’interno di case e palazzi è stato il destino nei secoli anche dei vigneti che, conservati all’interno degli horti conclusi dei conventi o nei giardini dei palazzi o anche in alcuni poderi di periferia, sono rimasti a conservare la testimonianza del loro passato rurale. In Italia ci sono vigne urbane ad Aosta, a Torino, a Brescia  e recentemente sono state oggetto di studio e di recupero quelle delle isole della laguna di Venezia.

Parigi - il vigneto urbano di MontmartreFamosi sono il vigneto urbano di Parigi a Montmartre o i molti piccoli appezzamenti della città di Vienna.

Le viti coltivate all’interno delle città sono spesso dei veri e propri tesori di biodiversità in quanto le varietà antiche (in alcuni casi esemplari e biotipi rarissimi nel panorama ampelografico di una regione) sono state propagate nei secoli senza mai essere sostituite con altre più produttive o apprezzate dai mercati, come è avvenuto invece nei vigneti destinati alla produzione e al commercio.

Anche a Siena, da secoli crocevia di regioni viticole diverse, tra la Maremma e l’area del Chianti, sono molte le realtà vitate all’interno delle mura, o nelle aree immediatamente al di fuori, in alcuni casi veri e propri vigneti in filari, in altri casi piante allevate a pergola o su sostegni vivi come nelle antiche forme di allevamento “a testucchio” risalenti addirittura agli etruschi.

Senarum Vinae è un progetto multidisciplinare dell’Università di Siena e dell’Associazione Nazionale Città del Vino  al quale hanno partecipato il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, il Dipartimento di Storia e il Dipartimento di Scienze Ambientali G. Sarfatti, insieme alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, alle amministrazioni comunale e provinciale e con il finanziamento del Monte dei Paschi di Siena e L’Associazione Città del Vino.

 I documenti storici e iconografici hanno permesso di identificare i tanti orti urbani presenti all’interno dei conventi e delle contrade, ma anche poderi suburbani e di ricostruirne la loro storia, evidenziando anche tecniche di coltivazione e forme di allevamento ormai dimenticate.

 Le varietà raccolte e caratterizzate attraverso l’analisi biomolecolare, svolta dallo Spin Off universitario Sèrge nei vigneti di Siena hanno nomi singolari e spesso dimenticati, come il Gorgottesco, il Tenerone, il Mammolo, il Prugnolo Gentile, il Procanico, l’Occhio di Pernice, il Sangiovese piccolo precoce, il Rossone, il Moscatello nero e la Salamanna e hanno trovato un riscontro nella banca dati del Germoplasma Autoctono Toscano tra le varietà rare e ad alto rischio di estinzione. Alcune come il Gorgottesco sono riportate nei bollettini Ampelografici di fine Ottocento come varietà molto diffuse nei vigneti a quei tempi insieme al Sangiovese e al Canaiolo, altre sono più rare e citate solo in documenti più antichi. Altre varietà presenti negli orti e nei giardini della città non hanno trovato sinora riscontro nei confronti genetici fatti e non sembrerebbero pertanto appartenere a varietà autoctone già classificate.

Ma il progetto Senarum Vinea va oltre il censimento e la catalogazione delle varietà presenti a Siena: nel 2012 le barbatelle di alcune delle varietà recuperate e censite sono state messe a dimora nel primo vigneto urbano di Siena, che alla fine dell’impianto ospiterà 10 filari di venti viti ciascuno presso l’Orto de’ Pecci, l’antico giardino dei Semplici della città ora in gestione alla Cooperativa sociale La Proposta. Un altro vigneto didattico urbano sarà invece piantato presso l’Istituto Tecnico Agrario Bettino Ricasoli, dove saranno realizzate anche le prove di microvinificazione che dovranno portare, al termine del percorso di sperimentazione, alla realizzazione del Vino di Siena, espressione della storia della città e del suo terroir.

Per guidare l’eno-turista alla scoperta delle vigne urbane di Siena e dei vigneti didattici, i coordinatori del progetto hanno collaborato con il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e con Il Centro Guide Turistiche di Siena, per la creazione di un percorso di eno-trekking urbano e periurbano nel quale ogni tappa è supportata da un QR Code associato ad un mini-sito contenente dettagli e informazioni anche multimediali sul progetto.

Il progetto Senarum Vinea è stato selezionato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali tra i primi dieci progetti proposti per la partecipazione italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2012-2013 ed è stato inserito nei percorsi promossi da Iter Vitis – Les Chemins de la Vigne en Europe nell’ambito del Programma degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa.

Alessandra Biondi Bartolini

Twitter: @labibi69

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le foto sono di Andrea Ciacci, responsabile scientifico del progetto Senarum Vinea- Dipartimento di scienze storiche e beni culturali  – Università degli studi di Siena.

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Anche il Laboratorio Nazionale RaSS – Radar e Sistemi di Sorveglianza del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni e il Laboratorio Radar del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa parteciperanno a SHINE! La Notte dei Ricercatori in Toscana.

Con uno stand all’interno di Expo Scienza Pisa l’equipe pisana mostrerà i risultati delle proprie ricerche per il monitoraggio del territorio attraverso un sistema basato su una rete di sensori di ultimissima generazione. Un sistema di sorveglianza che è in grado di offrire tutti i vantaggi caratteristici dei radar convenzionali, quindi una capacità di costante monitoraggio, sia di giorno che di notte ed indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, ma che è allo stesso tempo estremamente eco-compatibile. Il sistema si basa su radar passivi, che per il funzionamento non hanno cioè bisogno di trasmettere onde elettromagnetiche ma sfruttano i segnali emessi dal digitale terrestre (DVB-T), dalla telefonia mobile (3G-UMTS) o dalle trasmissioni televisive satellitari (DVB-S), e su radar a bassissima emissione di potenza, i noise radar, cioè sensori di piccole dimensioni e a basso consumo da impiegare congiuntamente e come supporto ai radar passivi sulla base dell’applicazione e delle necessità.

La totale assenza di trasmissione e le basse potenze in gioco (nel caso dei noise radar), che caratterizzano questa rete di sensori, permettono di realizzare un sistema integrato per il monitoraggio del territorio non invasivo. Questa rete di sensori è stata progettata per essere efficacemente impiegata per un offrire un migliore controllo del territorio e servizi a elevato valore aggiunto per cittadino in molti settori.

Nel caso specifico del territorio pisano sono state ipotizzate le seguenti applicazioni:

  • Monitoraggio imbarcazioni in prossimità del porto di Marina di Pisa: fornire a tutte le navi e imbarcazioni in navigazione nell’ultimo miglio marino, in prossimità del porto cittadino, un sistema di supporto alla navigazione in tempo reale in grado di migliorare la velocità e la sicurezza delle manovre e dell’attracco;
  • Monitoraggio imbarcazioni e detriti pericolosi in transito sul fiume Arno: fornire uno strumento per il controllo del traffico fluviale, capace anche di evidenziare la presenza di detriti di grandi dimensioni (debris) in modo da garantire una navigazione sicura;
  • Car traffic control nelle principali vie di accesso alla città: fornire un monitoraggio dei principali parametri di traffico (numero di veicoli, velocità media, capacità della strada…) nelle direttrici di ingresso/uscita dalla città. La situazione del traffico potrebbe essere riportata su un apposito portale Web dove il cittadino in tempo reale potrebbe avere un quadro della situazione del traffico in città, utile anche al fine di pianificare il proprio itinerario.
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Sembra impossibile, ma il primo calcolatore costruito in Italia ha seriamente corso il rischio di essere dimenticato dalla storia.
I fatti, in breve. Il progetto CEP inizia nel 1955 a Pisa, per iniziativa dell’Università e con finanziamenti degli enti locali. Nel 1957 è completata la Macchina Ridotta (MR): il primo calcolatore progettato e realizzato in Italia. A fine 1958 la MR è smontata e cannibalizzata per costruire un altro calcolatore, completato nel 1961 prenderà il nome del progetto: la Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP).

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La CEP, che per fortuna è stata conservata e si può ammirare al Museo degli Strumenti per il Calcolo dell’Università, fu una macchina fondamentale per la formazione della scuola italiana di informatica, ma non fu il primo calcolatore italiano. E neanche il secondo.
Fra la MR e la CEP ci furono i calcolatori commerciali Olivetti, che fin dall’inizio fu partner del progetto: due prototipi nel 1958 e nel 1959, poi l’Elea 9003, prodotto in serie e consegnato ai clienti a partire da 1960, e l’Elea 6001, che nel 1961 era già a listino.
Eppure, fino a pochi anni fa nei resoconti dei primi anni dell’informatica italiana quasi non si trovava traccia della MR. Quando era citata era descritta come un prototipo della CEP, spesso come una sua parte incompleta. Una clamorosa svista?
La storia è complessa. Più fatti hanno ingannato gli storici e contribuito a occultare la MR: dall’avvicendamento delle persone, alla scarsità della documentazione, da tempi e coincidenze sfortunate, alle tattiche per ottenere i finanziamenti.
Per riscoprire la MR è stato necessario un lungo lavoro di scavo negli archivi, di paziente decifrazione di progetti e sorgenti, di confronto con le tecnologie del tempo. Ma soprattutto, di accurata comprensione delle macchine e delle loro tecnologie tramite ipotesi di ricostruzione verificate sperimentalmente con avanzati strumenti di simulazione software.

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L’investimento è stato premiato con la riscoperta della MR: non solo un primato cronologico, ma una macchina completa e indipendente, al passo con i migliori progetti internazionali di quel momento, usata, nel breve spazio della sua vita, per ricerche importanti e per servizi di calcolo ad altri progetti.
In definitiva, un intero capitolo che si aggiunge alla storia dell’informatica italiana, scritto grazie a una ricerca che ha applicato gli strumenti dell’informatica – la modellazione e simulazione di sistemi – alla storia dell’informatica.

L’avventura che ha portato alla riscoperta della MR sarà raccontata alla Notte dei Ricercatori al Centro Espositivo S. Michele degli Scalzi presso lo Stand Sistema di Ateneo in Exposcienza a Pisa: I ricercatori della Macchina Perduta. Vedi il programma completo di pisa qui

Il materiale relativo al progetto di riscoperta della Macchina Ridotta è disponibile sulle pagine web del progetto Hackerndo la Macchina Ridotta.

Giovanni A. Cignoni

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