L’imbarcazione Tripesce 29B, nota al pubblico con il suggestivo nome di “La Barca Vulcanica”, è un progetto rivoluzionario nato dall’unione delle forze e del know-how di quattro PMI toscane e del Consorzio Polo Tecnologico Magona. Sarà presentata nei 4 pezzi facili della Notte dei Ricercatori a Livorno, a Villa Letizia.
Il progetto, culminato con il varo nel Dicembre 2011, ha previsto la produzione di un prototipo di una imbarcazione da pesca professionale di 10 metri realizzata in un materiale composito totalmente innovativo: per la prima volta in Italia è stata infatti varata un’imbarcazione con lo scafo fabbricato con resina ed una fibra di rinforzo prodotta dalla fusione della roccia vulcanica che sostituisce totalmente la comune fibra di vetro.
La superiorità delle proprietà meccaniche della fibra di basalto rispetto a quelle della classica fibra di vetro sono state ampiamente dimostrate con una lunga e attenta campagna di test di resistenza meccanica, condotta preliminarmente e durante la costruzione dello scafo nel laboratorio CPTM (certificato RINA). Il nuovo materiale ha seguito l’iter necessario per poter essere omologato dal Registro Italiano Navale – RINA al fine di poter essere utilizzato nella realizzazione delle strutture portanti, in particolare degli scafi, delle imbarcazioni.
Dal 2001 CPTM collabora con il Dipartimento di Ingegneria Chimica e Scienza dei Materiali dell’Università di Pisa nelle sue attività di ricerca scientifica e tecnologica riguardanti le applicazioni della fibra di basalto; dal 2009 CPTM gestisce la rete per il trasferimento tecnologico riguardante lo sviluppo delle applicazioni della fibra di basalto, “Basaltnet”.
Dagli anni ‘ 70 ad oggi, i rapidi progressi avvenuti nella grafica computerizzata, nella tecnologia robotica e nell’intelligenza artificiale hanno portato allo sviluppo concreto di personaggi protagonisti di videogiochi, cartoni animati e film di fantascienza. Ciò che decenni fa era confinato al mondo della pura fantascienza è diventato oggi parte della realtà quotidiana.
Si tratta di robot di forme e funzionalità diverse, dai bracci robotici utilizzati nell’industria ai robot per l’esplorazione terrestre o marina, ai robot-giocattolo destinati a diventare veri e propri compagni di gioco e ai robot per uso medico e scientifico.
Un campo di ricerca che ultimamente stà dievntando di grande interesse è quello dei “robot sociali”, ovvero robot creati con l’obiettivo di essere in grado di interagire con le persone, analizzandone i segnali verbali e non verbali e reagendo di conseguenza. Questo aspetto diventa ancora più importante per i robot antropomorfi, gli androidi.
In questo scenario si colloca FACE (Facial Automation for Conveying Emotions), un robot dalle sembianze umane dotato di un corpo passivo e un viso femminile capace di interagire tramite espressioni facciali e movimenti del viso e del collo.
Due sono gli aspetti principali che caratterizzano la sfera sociale: l’estetica e il comportamento. La tendenza degli ultimi decenni di creare robot sempre più simili all’uomo, inizialmente nata come sfida, è ormai diventata una realtà tanto da rendere difficile distinguere il robot dall’essere umano in carne ed ossa. Dal punto di vista del comportamento, l’orientamento antropocentrico porta a studiare atteggiamenti, gesti e movimenti dell’uomo in ambito sociale al fine di poterli riprodurre sui robot.
La ricerca del FACETeam è quindi orientata a sviluppare un sistema hardware e software capace di rendere FACE un robot “sociale”, sia dal punto di vista estetico che dal punto di vista comportamentale.
Nel contesto dell’evento “Notte dei ricercatori” FACE verrà mostrato attivo, con capacità di riprodurre espressioni facciali e di analizzare la scena sociale identificando i soggetti presenti, chi sta parlando ed interpretando inoltre le espressioni facciali dei suoi interlocutori.
La Scuola Normale Superiore di Pisa parteciperà alla Notte dei Ricercatori con numerosi stand he troverete presso gli ExpoScienza di Pisa, Livorno, Lucca, dalle 17:45 alle 21:00.
ExpoScienza Livorno
Villa Letizia, via dei Pensieri 60 L’origine, il presente e il futuro dell’Universo Andrea Ferrara
Inaugurato di recente, il Centro per la Chimica e la Cosmologia Computazionale (4C o “Foresee”) della SNS, vede ricercatori provenienti da tutto il mondo cercare le risposte ad alcune delle domande più antiche che l’uomo si è posto, studiando con i più avanzati mezzi teorici, tecnologici e computazionali l’origine e l’evoluzione del nostro Universo. Per maggiori informazioni clicca qui
Dallo sviluppo del sistema nervoso alle malattie neurodegenerative
Antonio Cattaneo
Il laboratorio di Biologia della SNS è uno dei centri più avanzati per lo studio del cervello. Studiamo la generazione di neuroni a partire da cellule staminali, i processi alla base dell’invecchiamento, produzione e l’uso di proteine ricombinanti per lo sviluppo di terapie per malattie neurodegenerative quali la malattia di Alzheimer.
Quali sono le sue strabilianti proprietà? Sarà il materiale del futuro? Dal fotovoltaico, all’elettronica, all’energia, il grafene promette grandi rivoluzioni. Al laboratorio NEST i ricercatori della SNS, dell’Istituto Nanoscienze del CNR e dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) studiano le speciali proprietà del grafene e le sue applicazioni. Per maggiori informazioni clicca qui e qui.
Tra sperimentazione e tutela di lingue minoritarie
Piermarco Bertinetto
Quali meccanismi cerebrali e periferici permettono l’acquisizione del linguaggio da parte di bambini e adulti e il successo della comunicazione umana nei più diversi contesti linguistici e culturali? Come tutelare la diversità linguistica e la conservazione di lingue e dialetti in via di sparizione? Il Laboratorio di Linguistica ‘Giovanni Nencioni’ della SNS si dedica allo studio della complessità culturale e biologica della facoltà del linguaggio.
I computer possono imparare la nostra lingua? Possiamo realizzare dei programmi in grado di comprendere ciò che diciamo e scriviamo, tradurre una pagina web o rispondere alle nostre domande? Questi sono solo alcuni degli interrogativi di cui si occupa la linguistica computazionale, un settore di ricerca nuovo e dinamico che applica la matematica e l’informatica allo studio del linguaggio umano, per dare ai computer le conoscenze necessarie a comprenderlo ed usarlo come noi.
In occasione dell’edizione 2013 di SHINE! – Notte dei ricercatori in Toscana, presso l’Expo Scienza nel Centro Espositivo SMS di Pisa, il Laboratorio di Linguistica Computazionale (Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa) mostrerà come si può rappresentare il significato delle parole per permettere a un computer di “capirle”. Il vocabolario dell’italiano e dell’inglese viene trasformato in uno spazio di parole connesse tra di loro. Possiamo così navigare attraverso le parole di una lingua, magari scoprendo associazioni a prima vista impensate. La cosa straordinaria è che questi spazi sono costruiti automaticamente dai computer, semplicemente attraverso l’analisi statistica di come le parole sono usate nei testi di una lingua. Nello stand del Laboratorio sarà anche possibile conoscere i personaggi politici e le personalità del mondo dello spettacolo analizzando con il computer il loro modo di parlare. Le somiglianze e le differenze tra di essi emergeranno dagli spazi delle loro parole, perché alla fine tutti noi siamo ciò che diciamo.
Nei giardini, nei conventi e negli orti di Siena è nascosto un vigneto nel quale si sono conservate nei secoli varietà e tecniche di coltivazione ormai quasi scomparse. Il periodo della vendemmia è quello giusto per visitarle! Il 27 settembre, in occasione di SHINE! – la notte dei Ricercatori, sarà possibile scoprire i Senarum Vinea, le Vigne di Siena, guidati dai ricercatori dell’Università di Siena e dai QR Code dell’eno-trekking interattivo, scoprendone alcuni aspetti molto interessanti.
La città e la campagna non hanno avuto sviluppi ed evoluzioni distinte; adottando un termine mutuato dalle scienze naturali si potrebbe dire che esse si siano co-evolute, talvolta fondendosi e in alcuni casi separandosi. È successo così nei secoli che quello che era campagna sia stato inglobato nella città e quindi che un elemento tipicamente rurale si sia per così dire “urbanizzato”.
Quello che è successo a molti orti, giardini e campi che vediamo spesso sorprendentemente circondati all’interno di case e palazzi è stato il destino nei secoli anche dei vigneti che, conservati all’interno degli horti conclusi dei conventi o nei giardini dei palazzi o anche in alcuni poderi di periferia, sono rimasti a conservare la testimonianza del loro passato rurale. In Italia ci sono vigne urbane ad Aosta, a Torino, a Brescia e recentemente sono state oggetto di studio e di recupero quelle delle isole della laguna di Venezia.
Famosi sono il vigneto urbano di Parigi a Montmartre o i molti piccoli appezzamenti della città di Vienna.
Le viti coltivate all’interno delle città sono spesso dei veri e propri tesori di biodiversità in quanto le varietà antiche (in alcuni casi esemplari e biotipi rarissimi nel panorama ampelografico di una regione) sono state propagate nei secoli senza mai essere sostituite con altre più produttive o apprezzate dai mercati, come è avvenuto invece nei vigneti destinati alla produzione e al commercio.
Anche a Siena, da secoli crocevia di regioni viticole diverse, tra la Maremma e l’area del Chianti, sono molte le realtà vitate all’interno delle mura, o nelle aree immediatamente al di fuori, in alcuni casi veri e propri vigneti in filari, in altri casi piante allevate a pergola o su sostegni vivi come nelle antiche forme di allevamento “a testucchio” risalenti addirittura agli etruschi.
Senarum Vinae è un progetto multidisciplinare dell’Università di Siena e dell’Associazione Nazionale Città del Vino al quale hanno partecipato il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, il Dipartimento di Storia e il Dipartimento di Scienze Ambientali G. Sarfatti, insieme alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, alle amministrazioni comunale e provinciale e con il finanziamento del Monte dei Paschi di Siena e L’Associazione Città del Vino.
I documenti storici e iconografici hanno permesso di identificare i tanti orti urbani presenti all’interno dei conventi e delle contrade, ma anche poderi suburbani e di ricostruirne la loro storia, evidenziando anche tecniche di coltivazione e forme di allevamento ormai dimenticate.
Le varietà raccolte e caratterizzate attraverso l’analisi biomolecolare, svolta dallo Spin Off universitario Sèrge nei vigneti di Siena hanno nomi singolari e spesso dimenticati, come il Gorgottesco, il Tenerone, il Mammolo, il Prugnolo Gentile, il Procanico, l’Occhio di Pernice, il Sangiovese piccolo precoce, il Rossone, il Moscatello nero e la Salamanna e hanno trovato un riscontro nella banca dati del Germoplasma Autoctono Toscano tra le varietà rare e ad alto rischio di estinzione. Alcune come il Gorgottesco sono riportate nei bollettini Ampelografici di fine Ottocento come varietà molto diffuse nei vigneti a quei tempi insieme al Sangiovese e al Canaiolo, altre sono più rare e citate solo in documenti più antichi. Altre varietà presenti negli orti e nei giardini della città non hanno trovato sinora riscontro nei confronti genetici fatti e non sembrerebbero pertanto appartenere a varietà autoctone già classificate.
Ma il progetto Senarum Vinea va oltre il censimento e la catalogazione delle varietà presenti a Siena: nel 2012 le barbatelle di alcune delle varietà recuperate e censite sono state messe a dimora nel primo vigneto urbano di Siena, che alla fine dell’impianto ospiterà 10 filari di venti viti ciascuno presso l’Orto de’ Pecci, l’antico giardino dei Semplici della città ora in gestione alla Cooperativa sociale La Proposta. Un altro vigneto didattico urbano sarà invece piantato presso l’Istituto Tecnico Agrario Bettino Ricasoli, dove saranno realizzate anche le prove di microvinificazione che dovranno portare, al termine del percorso di sperimentazione, alla realizzazione del Vino di Siena, espressione della storia della città e del suo terroir.
Per guidare l’eno-turista alla scoperta delle vigne urbane di Siena e dei vigneti didattici, i coordinatori del progetto hanno collaborato con il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e con Il Centro Guide Turistiche di Siena, per la creazione di un percorso di eno-trekking urbano e periurbano nel quale ogni tappa è supportata da un QR Code associato ad un mini-sito contenente dettagli e informazioni anche multimediali sul progetto.
Il progetto Senarum Vinea è stato selezionato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali tra i primi dieci progetti proposti per la partecipazione italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2012-2013 ed è stato inserito nei percorsi promossi da Iter Vitis – Les Chemins de la Vigne en Europe nell’ambito del Programma degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa.
le foto sono di Andrea Ciacci, responsabile scientifico del progetto Senarum Vinea- Dipartimento di scienze storiche e beni culturali – Università degli studi di Siena.
Anche il Laboratorio Nazionale RaSS – Radar e Sistemi di Sorveglianza del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni e il Laboratorio Radar del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa parteciperanno a SHINE! La Notte dei Ricercatori in Toscana.
Con uno stand all’interno di Expo Scienza Pisa l’equipe pisana mostrerà i risultati delle proprie ricerche per il monitoraggio del territorio attraverso un sistema basato su una rete di sensori di ultimissima generazione. Un sistema di sorveglianza che è in grado di offrire tutti i vantaggi caratteristici dei radar convenzionali, quindi una capacità di costante monitoraggio, sia di giorno che di notte ed indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, ma che è allo stesso tempo estremamente eco-compatibile. Il sistema si basa su radar passivi, che per il funzionamento non hanno cioè bisogno di trasmettere onde elettromagnetiche ma sfruttano i segnali emessi dal digitale terrestre (DVB-T), dalla telefonia mobile (3G-UMTS) o dalle trasmissioni televisive satellitari (DVB-S), e su radar a bassissima emissione di potenza, i noise radar, cioè sensori di piccole dimensioni e a basso consumo da impiegare congiuntamente e come supporto ai radar passivi sulla base dell’applicazione e delle necessità.
La totale assenza di trasmissione e le basse potenze in gioco (nel caso dei noise radar), che caratterizzano questa rete di sensori, permettono di realizzare un sistema integrato per il monitoraggio del territorio non invasivo. Questa rete di sensori è stata progettata per essere efficacemente impiegata per un offrire un migliore controllo del territorio e servizi a elevato valore aggiunto per cittadino in molti settori.
Nel caso specifico del territorio pisano sono state ipotizzate le seguenti applicazioni:
Monitoraggio imbarcazioni in prossimità del porto di Marina di Pisa: fornire a tutte le navi e imbarcazioni in navigazione nell’ultimo miglio marino, in prossimità del porto cittadino, un sistema di supporto alla navigazione in tempo reale in grado di migliorare la velocità e la sicurezza delle manovre e dell’attracco;
Monitoraggio imbarcazioni e detriti pericolosi in transito sul fiume Arno: fornire uno strumento per il controllo del traffico fluviale, capace anche di evidenziare la presenza di detriti di grandi dimensioni (debris) in modo da garantire una navigazione sicura;
Car traffic control nelle principali vie di accesso alla città: fornire un monitoraggio dei principali parametri di traffico (numero di veicoli, velocità media, capacità della strada…) nelle direttrici di ingresso/uscita dalla città. La situazione del traffico potrebbe essere riportata su un apposito portale Web dove il cittadino in tempo reale potrebbe avere un quadro della situazione del traffico in città, utile anche al fine di pianificare il proprio itinerario.